Ecco in qual modo era successo che la Mary e la marchesa Angelica furono trovate presso il ferito dal professore Eugenio quando giunse da Panigale.

Giulio Barbarò, dopo un leggiero delirio, era passato al sopore. Di tanto in tanto pareva destarsi... scoteva la testa sul guanciale... apriva, sbatteva le palpebre, ma non riconosceva nessuno e lo riprendeva subito il sonno morboso.

Nel frattempo, prima sempre dell'arrivo dello Zodenigo, c'era stata una seconda visita del medico, in compagnia di un consulente suo amico. Fu giudicato che lo stato del ferito si manteneva sempre assai grave: la palla aveva perforato il polmone sinistro e si era fermata nella parete posteriore toracica, ma per il momento non era possibile l'estrazione.

Insomma, quantunque tutte le speranze non fossero ancora perdute, i medici non nascondevano il timore che potesse succedere la catastrofe anche improvvisamente.

—Io non mi muovo da qui finchè c'è pericolo,—avea detto la Mary all'Angelica.—Pensa tu ad avvertire lo zio Francesco.

E levatosi il cappello e spogliatasi del mantellino, senza versare una lacrima, ma cogli occhi spenti e le guance inaridite dal dolore, si sedette accanto al letto del ferito.

Angelica non tentò nemmeno di smuoverla dal suo proposito: forse essa sentiva in cuor suo che in un caso simile avrebbe fatto altrettanto.

Scrisse invece a Donna Lucrezia perchè venisse subito, presso la nipote, mentre lei sarebbe tornata dall'Alamanni; ma non le disse nel biglietto di che si trattava e nemmeno le anticipò alcuna notizia circa il fatto. Voleva prima, spaventandola un poco, imporle il segreto, essendosi persuasa ormai anche la marchesa che ciò era necessario per tutti.

Donna Lucrezia arrivò come un fulmine, carica d'interrogazioni; ma poi, appena Angelica l'ebbe messa, in breve, al corrente dell'accaduto, alzò le lunghe braccia al cielo, stralunò gli occhi, e spalancò la bocca, ma senza profferire una parola, tanto avea paura di guastar le cose. Solamente, quando Angelica se ne fu andata, Donna Lucrezia (che era rimasta con Antonio nel gabinetto, senza entrare nella camera di Giulio, perchè il medico lo aveva proibito) confidò al servitore che anche lei "in una circostanza tremenda, in cui ghe gera in balo el cuor" avea bevuto "un goto de velèn" e che cinque dottoroni "uno drio l'altro" l'avevano spedita. Era stata la Mary, la sua Mary a salvarla; quel "fior de tosa" dalla quale i barbari del giorno l'avevano divisa per puntiglio e per gelosia, ma senza cavarne alcun costrutto in quanto che, adesso avrebbero dovuto finire anca lori, insieme al Papa, coll'accettare i fatti compiuti. Angelica avrebbe messo al posto el sior Todaro. Oh, la marchesa Angelica aveva un tatto, un garbo, e insieme un'imponenza grande, che incuteva molta sugizion alle persone. A lei no, per altro, niente affattissimo, perchè lei era dello stesso sangue: i Badoero, i Collalto, e i Balladoro erano sempre stati insieme fin dai tempi della guerra di Lepanto e, di più, la marchesa Angelica era sua cugina tanto come Collalto, quanto per via dei Castelnovo, e l'aveva vista nascere e venir su più bella d'un fior!... Povero fior, proprio sacrificà nel suo profumo e nella sua bellezza; perchè so cusin Alberto era "un tiranno, una bestia, tanto quanto" che "ghe n'aveva fate passar a sua mugier de tuti i colori" e che al presente, dopo un colpo che lo aveva preso, prima alle gambe e poi anche alla testa, si ostinava a restar al mondo a dispetto dei santi. Non si poteva più muovere; da poco tempo aveva perduto affatto il ben dell'intelletto... Era diventato grosso, grasso con un faccione tondo come una Pasqua; parlando, balbettava come fa i tati; rideva, pianzeva de niente, aveva imparato a far le calze e tutto 'l dì non faceva altro, mentre lo conducevano attorno nella sua carrozza. Che pena, poveretta, che pena, per sua cugina, la marchesa Angelica, in tuto lo splendore della gioventù! Ma, per altro, poteva proprio dirlo, perchè Angelica, per lei, non aveva mai avuto segreti, era una donna indomita d'altri tempi e che all'occorrenza, sapeva comandare anche alla passion!... E così, Donna Lucrezia continuò a parlare, finchè la marchesa non fu di ritorno. Antonio, allora, prudentemente si ritirò... Aveva la testa gonfiata come un pallone.... La Mary, udito il passo e il sussurro delle vesti di Angelica, venne sull'uscio, in punta di piedi, per sentire la risposta dello zio.