"Balordo!..." ripetè lo Zodenigo, dopo averlo salutato appena con un cenno del capo, mentre se ne andava. "Dubita forse che, per questo incidente, il Moderatore debba morire?... Balordo! È adesso invece il momento di raddoppiare la tiiatura!"

Un'altra sorpresa, di diverso genere peraltro, e di ben diversa importanza, aspettava lo Zodenigo anche in via della Spiga: la scoperta di un successore alla tavola e nel cuore della vedova romantica.

Lo Zodenigo era passato davanti al bugigattolo della portinaia senza un rimpianto per la Rosetta, alla quale aveva fatto tanto male; senza un rimorso per la povera vecchia, la mamma, finita di crepacuore all'ospedale, e senza nemmeno un pensiero per l'innocente frutto dei canti patrii e sentimentali.

Altri tempi, altre cure!

Ma se il professore Eugenio era dotato di memoria labile, in cambio la vista l'aveva buona, e entrato appena nello stanzino per domandare se la Balladoro era in casa, osservò subito, quantunque fosse di sera, al fioco chiarore d'un lumicino ad olio, la nuova portinaia, che era pure belloccia, e prima d'incamminarsi per le scale le strizzò l'occhio sussurrandole un complimento manzoniano: "Bel sangue lombaado!"

Arrivato sul pianerottolo, mentre stava per tirare il campanello, si fermò sospeso: indovinò allora che aveva un successore. Due voci giungevano ben distinte al suo orecchio, due voci, insieme cogli accordi d'un pianoforte. Una, fessa, tremula, afona, stonata, non c'era dubbio, era la voce di donna Lucrezia; l'altra acuta, sottile, belante... doveva essere quella del rivale.

"Povero diavolo" mormorò lo Zodenigo sorridendo, mentre tirava forte il campanello, "deve aver buono stomaco!"

Quasi subito sentì uno strascicare di zoccoli nell'anticamera. "Oh, guarda!" pensò fra sè "c'è ancora quella vecchia zoppaccia che mi faceva la guerra!"

Infatti fu la Filomena che gli aprì la porta, e al primo momento rimase come stupefatta per quella visita inaspettata.