—Donna Lucheezia sta per andare a pranzo, non è vero?
La Filomena, rimboccando il grembiule greggio, accennò di sì col capo, fissando il professore con un'aria che, tra la meraviglia, si faceva quasi sospettosa.
—Ebbene, non ho da dirle altro che due parole, e poi la lascio in libertà.
Dopo la tirata di campanello il canto era cessato. La Filomena, fatto entrare il professore, lo precedette per annunziarlo a Donna Lucrezia, che, invece del bocconçin in fretta e in furia, aveva pranzo in onore del suo maestro di canto, il quale, aspettando che il riso fosse cotto, le faceva ripassare la Sonnambula.
Al nome dello Zodenigo, proferito dalla vecchia con un tono particolare, Donna Lucrezia si voltò scattando in piedi dal panchetto sul quale era seduta accanto al pianoforte; si strappò gli occhiali dal naso e li ficcò in tasca; poi, chinandosi all'orecchio del maestro (un pezzo d'omaccione con una testa da toro, e due spalle da Ercole), gli sussurrò in fretta, pianino:
—Fermo, tesoro, che lo faremo crepar di rabbia.
Ciò detto, ordinò maestosamente alla Filomena di far passare il professore. La vecchia, dopo aver lanciata sul maestro una di quelle occhiataccie che nei tempi andati erano riservate al professore, spalancò l'uscio....
Il professore tardava a venir innanzi perchè si stava levando il soprabito, ma Donna Lucrezia ebbe intanto un sussulto di gioia. "Corocochè!" Il traditore non l'avrebbe trovata piangente come una Didone nel salotto rimesso a nuovo e senza più nemmeno l'ombra d'un patacon!... L'avrebbe riveduta, il mostro!, al fianco di una persona di merito e di proposito, che... che non aveva gusti plebei. In quell'attimo lanciò pure un'occhiata alla sua toilette: era sfolgorante!... Guardò la tavola preparata con un'abbondanza e un lusso insolito, con sopra due di quelle rinomate bottiglie di barolino che davano la stura al genio dell'esule poeta, e tutto ciò mentre dalla cucina entrava nel salotto, insieme col professore, il profumo dello stufatino famoso, cucinato da lei, colle sue proprie mani!... Allora "Corocochè!" pensò che la vendetta fosse anche più piena, e raggiante in viso e gongolante nell'animo cominciò con enfasi le presentazioni.
—Il maestro Forapan di Verona, celebre compositore, che ha scritto la Regina delle Antille, che sarà applaudita (non fate il modesto fora de logo)—interruppe rivolgendosi al maestro che ascoltava senza scomporsi quegli elogi—che sarà applaudita, quanto prima, in uno dei nostri principali teatri.