A questo punto il maestro Forapan strappò un accordo sul pianoforte coll'aria distratta, ma poi appena sentì pronunziare il nome dello Zodenigo si alzò tutto cerimonioso, gridando forte con una vocina da pecora che contrastava ridicolmente in quel corpaccione macchinoso, e in mezzo a un diluvio di complimenti cominciò subito a lagnarsi del critico musicale del Moderatore perchè non si occupava abbastanza delle composizioni di carattere serio, mentre empiva le appendici colle lodi delle operette.
Lo Zodenigo non soffiava più, ma sbuffava, e risposto appena con un cenno del capo al celebre maestro di Verona, mormorò senza nè manco guardarlo in faccia—Bella città... Verona!—Quindi rivolgendosi alla Balladaro:—Donna Lucrezia,—le disse,—mi spiace assaissimo incomodarvi, ma vi doveei diie due parole..
La Balladoro sfavillò negli occhi per un lampo d'orgoglio. Si rizzò dritta, impettita, esclamando—Sempre a vostra dis...—ma a questo punto si fermò, strizzò le palpebre, spalancò la bocca, alzò la testa al soffitto e scoppiò in uno starnuto, mormorando:—Sempre a vostra disposizion!
—Salute, bella madama!—esclamò il maestro inchinandosi.
—Parlate, parlate pure Euge.... Professore, parlate. Il maestro qui presente conosce tuti i miei segreti.
Lo Zodenigo non badò più che tanto al senso minaccioso e fiero di quella parlata; invece si sforzò di far intendere a Donna Lucrezia che non trattandosi di lei, ma di segreti riferentisi ad altre persone, il colloquio doveva farsi a quattr'occhi.
—Allora, scusatemi un momentino,—disse la vedova volgendosi al maestro.—Vi domando licenza cinque minuti soli!... Già, tanto e tanto, la nostra lezion per oggi la gera bela è andata. Se ne avanzerà tempo ghe daremo un'altra ripassadina dopo pranzo! E chiudendo lo spartito ch'era sul leggìo, canterellò a mezza voce, accompagnandosi con una crollatina di capo:
Ah perchè non posso odiarti,
Infedel, com'io vorrei!
—Professore, vi precedo,—ed entrò nella stanza vicina. Nella sua camera da letto.
Chiusa la porta, Donna Lucrezia sospirò, si soffiò il naso, coll'intenzione di asciugarsi gli occhi, e mutando a un tratto di voce, di viso, di espressione—Per averghe el muso de tola,—esclamò,—de comparirme ancora davanti dopo tanti spasimi sofferti, dopo tante lacrime sparse al vento, bisogna proprio dir che ghe sia un motivo importante assàe!