—Maledetta!... Maledetta!...—continuava a urlare l'Alamanni, che non sentiva più altro che quel suo gran dolore.—Maledetta!... I danari del Barbarò!—e alzava il pugno irrigidito, imprecando contro sè stesso, e contro Dio, contro la patria, contro tutti, e più di tutti contro la sua povertà che lo aveva fatto cadere in mano di una spia.
Dio?... Non aveva ascoltato la voce di suo fratello morente, e non lo aveva vendicato:—Maledetto!—La patria?... Aveva preso il suo sangue, ma glielo buttava in faccia per prostituirsi alla spia che aveva i milioni:—Maledetta!...—La famiglia?... La Balladoro lo aveva venduto.... La Mary, la sua figliuola, lo aveva abbandonato e ingannato, maledetta!...—La povertà, della quale si compiaceva come di una virtù, come dello specchio più limpido della sua vita intemerata, lo rendeva impotente contro i suoi nemici, impotente nella battaglia per l'onore, per la giustizia, per la verità: "maledetta!... maledetta!..."
Dopo questo primo sfogo e terribile, Francesco Alamanni se ne andò contraffatto in viso e barcollando come un ubriaco. Per la strada borbottava sempre e tremava: gli tremavano le gambe, le mani; gli tremavano le parole sulle labbra. Giunto all'albergo, rientrato appena nella sua stanza, cadde come morto, disteso per terra.
Il cameriere, ch'era andato a cercarlo verso sera per portargli un dispaccio, lo trovò ancora in quello stato. Cercò di sollevarlo: era svenuto, e aveva una larga ferita in mezzo alla fronte. Il dispaccio poi veniva da Panigale, ed era la risposta di Pompeo Barbarò, concepita in poche parole:
"Rivolgetevi Donna Lucrezia: avrete spiegazioni necessarie."
Intanto, passato il primo sbalordimento, in tutto il collegio di Panigale, la lotta politica pro e contro il cavalier Barbarò diventava sempre più accanita.
Salvatore Cammaroto, forte delle rivelazioni di Nicola Mazza, ripubblicava il famoso dispaccio nella Colonna di fuoco, facendolo seguire da altre lettere di notissimi patriotti, piene di particolari che si riferivano all'arresto, alla prigionia, alla morte di Giulio Alamanni. Il Cammaroto medesimo raccontava e descriveva sulla gazzetta, coi più vivaci colori, il momento solenne in cui l'Alamanni e il Mazza erano stati graziati ai piedi della forca, dopo aver dovuto assistere alla esecuzione dei loro compagni. Era una pagina terribile che faceva piangere e fremere di pietà, di dolore e di orrore.
Ma, dall'altra parte, Eugenio Zodenigo, valendosi della macchina celere ultimo modello, che gli era appena giunta dal Belgio, innondava tutto il collegio con migliaia e migliaia di copie del Moderatore, portante la dichiarazione di Donna Lucrezia Balladoro, e la conferma del matrimonio concluso e assai prossimo della Mary Alamanni con Giulio Barbarò.
"A chi credere dunque? Al padre Cammaroto o al professore Eugenio Zodenigo?..."