E, come succede in tutte le lotte politiche, gli elettori di Destra continuavano a credere e a giurare pel loro candidato e pel loro giornale, mentre quei di Sinistra s'infervoravano maggiormente per l'Alamanni, tenendo come Vangelo tutto quanto stampava e pubblicava il Cammaroto. E gli uni e gli altri s'inasprivano e si accendevano sempre più.
Se non che, il Moderatore aveva più quattrini del suo emulo, aveva molti quattrini e una forza maggiore e straordinaria di espansione.
Un intiero reggimento di agenti, di fattori, di assistenti, di coloni, un po' per timore, un po' per interesse, facevano pressione sugli elettori dipendenti e imponevano le loro ragioni e il loro candidato. I preti erano col Barbarò per amore del benefizio, e in odio al Cammaroto; la Prefettura, per il voto sicuro; il grosso degli elettori non ne capiva niente di tutti i discorsi di partito e di principî: votava pel signor padrone. Per essi il partito era il podere o la fattoria; il principio, il paiuolo, della polenta; la Nazione, il signor cavaliere. Bisognava servirlo e sostenerlo anche esecrandolo! Bisognava sopportare il male per la paura del peggio. E su quell'onda di affamati il Moderatore navigava sicuro, col vento in poppa, seminando quattrini e promesse.
Mentre la Colonna di fuoco tirava appena un migliaio di copie, lo Zodenigo ne stampava del suo giornale sei o sette volte tanto; e colla maggiore diffusione riusciva più dell'altro a riscaldare i tiepidi, ad appassionare gli indifferenti, a scuotere i pigri, a riempire di rumore le teste vuote.
All'ultimo momento il Moderatore fu anche regalato ai rivenditori; e questi, allora, non ne vollero più sapere della Colonna di fuoco. Per parare il colpo gravissimo, parecchi amici dell'Alamanni noleggiarono varie carrozze, e si misero a girare per il collegio, vendendo o regalando alla lor volta, la Gazzetta del Cammaroto, seguiti da una turba di monelli che strillavano evviva all'Alamanni e morte al Barbarò; ma la chiassata fece più fracasso che effetto.
Nel frattempo era trapelata anche a Panigale una qualche voce circa il tentato suicidio di Giulio Barbarò; pure succedeva di questo fatto come di tutto il resto. Non essendo cosa sicura, era creduto, o negato, secondo il tornaconto.
Fu poi affissa su tutti i muri del collegio una lettera di Garibaldi che raccomandava "agli elettori liberali di Panigale, e a tutti i nemici dei preti e della tirannide" la elezione dell'eroico colonnello Francesco Alamanni "il fratello del generoso martire dello Spielberg!" Destò grande entusiasmo, ma pochi assai furono i voti guadagnati. Invece Beppe Micotti, che non si curava di commuovere il sentimento patrio, ma distribuiva i pezzi da cinque franchi; che non perorava in nome della giustizia e della moralità, ma prometteva la minestra dopo dato il voto al Barbarò, e noleggiava carrozze per gli elettori più lontani del collegio, otteneva nella sua propaganda, un miglior successo. E Don Rosario lo assecondava dal confessionale, spaventando le donne e minacciando tutti i fulmini del cielo se i loro uomini fossero andati a votare per quel framassone dell'Alamanni, sostenuto da un frate rinnegato e scomunicato.
Tuttavia, giunti al sabato sera, alla vigilia cioè della votazione, il Cammaroto e lo Zodenigo, e con essi i componenti i diversi partiti erano certi del pari della vittoria. Anzi i democratici fecero un gran pranzo per festeggiare anticipatamente il sicuro trionfo del loro candidato, all'osteria di San Michele, mentre la banda civica suonava l'inno di Garibaldi; e quegli altri, auspice Don Rosario, stapparono allegramente in canonica una dozzina di bottiglie per la vittoria non meno certa del cavaliere.
La mattina della domenica il capoluogo del collegio era in tumulto; e dal Municipio fu telegrafato alle stazioni più vicine domandando un rinforzo di carabinieri. Ma, cattivo segno per l'Alamanni, erano i suoi fautori che si mostravano più accesi e che gridavano di più. Gridavano in piazza, dinanzi al Municipio; nel caffè, nelle osterie, accusando gli avversari di brogli e di corruzioni; protestando perchè il seggio era stato preso d'assalto dagli agenti del Barbarò; perchè le autorità e il Governo aveano fatta, sottomano, la guerra all'Alamanni; e accoglievano a fischi le carrozze che conducevano a votare gli elettori.... della minestra.