—Eppure—continuò lo zio Francesco—quanto ti dico è la pura verità. Il signor cavaliere ha cominciato la propria carriera facendo la spia all'Austria. Per il momento ci mancano i particolari del fatto; ma c'è chi li sta raccogliendo e gli avremo in breve, e allora... allora faremo la festa a questo imbroglione che ci ha mandato a combattere in Tirolo con fucilacci rugginosi, da comparse! È ora di finirla; e di questo signor cavaliere, appena avrò in mano le prove, me ne incaricherò io stesso!

—Ah no, zio, te ne supplico!

—No?... Perchè no?—esclamò l'Alamanni fermandosi a mezzo dal sorbire il thè, colla tazza alzata in una mano, il piattino nell'altra, e fissando attentamente la ragazza.—Perchè no?

Ci fu un momento di silenzio; la Mary pareva confusa, impacciata.... Lo zio crollò il capo, vuotò la tazza d'un fiato, e la posò con un atto di stizza sul vassoio.

—Per Dio, non ci vogliono debolezze verso le canaglie; e ripeto e sostengo che me ne incaricherò io, io stesso, del signor cavaliere!

—No, no, zio mio, sii buono!... Te ne prego, sii buono!... Intanto vedrai... non sarà vero che abbia fatto la spia....

—È verissimo: lo abbiamo saputo da buona fonte!

—In tal caso... gli devi perdonare.—E la fanciulla lo guardava supplichevole, cogli occhi atterriti. Adesso non era più nervosa, nè distratta, quantunque lo stridore del bastone strisciante sul lastrico della strada, che si era un poco allontanato, ritornasse un'altra volta ad avvicinarsi, e a ripassare sotto le finestre.

—Perdonare?... Gli devo perdonare?!—domandò l'Alamanni maravigliato e crucciato insieme....—Perdonare?... A una spia?!