"Non eleggete il fornitore ladro.—Non date il vostro voto al mercante di pellagra.—Morte alla spia di Nicola Mazza.—Morte al carnefice di Giulio Alamanni.—Abbasso l'usuraio." Tutta la sua vita insomma pareva riassunta da quei mille fogli a colori, come in un terribile sommario.

Intanto la folla che aspettava il Barbarò fuor di chiesa, avvertita della sua fuga si avviò, urlando e fischiando anche più forte, alla casa dell'arciprete, dove cominciò a lanciare sassate contro la porta e le finestre, e a minacciare di peggio; ma infine (era proprio tempo, perchè le cose si mettevano assai male) giunse il rinforzo dei carabinieri e della truppa, chiesto dal Municipio e allora, arrestati dieci o dodici dei più sfegatati dimostranti, l'ordine fu presto ristabilito per tutto Panigale, dove non si udirono più altre grida all'infuori di quelle delle povere donne, a cui avevano preso il marito, o l'amante.

Ma il povero Barbarò passava il quarto d'ora più terribile di tutta la sua vita. Dalla piena fiducia era ricaduto a un tratto in un tale abbattimento da non aver più nemmeno la forza di muoversi, da non poter più, quasi, nemmeno respirare. Rannicchiato in un cantuccio in fondo alla camera, fra il cassettone e il letto dell'arciprete, tremava tutto, e batteva i denti per la paura. Quando dalla folla scoppiava un urlo, un uragano di fischi e d'imprecazioni contro di lui, si nascondeva il capo fra le braccia per non sentire e borbottava orazioni, pregando Dio e i Santi di salvargli la vita; promettendo che avrebbe espiato, che avrebbe speso tutti i suoi danari, per rimediare al male che aveva fatto.

Come già gli era successo in quella notte di angosce, al tempo del Processo dei fornitori, la verità nuda e terribile mentre lo sbigottiva colla minacciata vendetta degli uomini, gli toglieva ogni speranza nell'aiuto e nel perdono di Dio. Si turava le orecchie coi pugni stretti per non sentire, ma le grida tumultuose di morte alla spia gli penetravano nel cervello e nell'anima e lo agghiacciavano di terrore.

Chiudeva, affannato, gli occhi, ma gli apparivano lontani nel buio, e a poco a poco si avvicinavano e ingrandivano in forme sferiche, roteanti, i manifesti gialli, rossi, scarlatti, tutti colla parola spia, tutti colla parola morte; e più serrava forte le palpebre e più li vedeva grandi e gonfi, con cerchi di fuoco, che mutavansi a volte in immagini spaventose nella faccia scarmigliata e boccheggiante dell'Alamanni, nel viso smorto e contraffatto della povera Betta.

"Assassino!... Spia!... Morte alla spia!" si continuava a gridare dalla strada.

"No! Non è vero!... Dio, Dio, non è vero!... Non ho fatto la spia!... Mi han costretto a parlare colla minaccia della forca!" rispondeva Pompeo con voce smorta.

Una sassata mandò in frantumi tutti i vetri della finestra... un freddo mortale gli corse per la vita.

No.... Dio vedeva tutto, sapeva tutto!... Gli vedeva in fondo al cuore, là dove c'era la Betta e Giulio Alamanni che lo fissavano con occhi fiammeggianti. No, no! non poteva ingannare Dio come avea fatto coi giudici: non lo poteva comperare come aveva fatto coi preti; non lo poteva battere e dominare, come avea fatto collo Sbornia!...

Sì, era stato una spia! Sì, aveva venduto Giulio Alamanni, il suo padrone, non per altro che per rubare le cinquantamila svanziche.... Sì.... aveva soffocata la Betta per paura di essere scoperto!...