—È rimasto nella tromba con trecento voti meno di noi,—esclamò il presidente del comitato.—Evviva l'onorevole Barbarò!...
—Evviva! Evviva!—rispose in coro tutta la comitiva, meno Beppe Micotti, che continuava a sogghignare.
—Grazie, grazie.... ma non gridate tanto forte,—raccomandò Pompeo, sempre spaventato guardando verso la finestra.—E la dimostrazione?...
—Finito tutto!...—esclamò il sindaco con piglio marziale.
—Sono arrivati i gastigamatti!—tornò a strillare Don Rosario che più rosso, più rubicondo saltava attorno per la stanza ridendo a crepapelle.—Viva il signor cavaliere!
—Viva il nostro deputato!...
Pompeo si arrischiò a guardare dalla finestra: la strada era vuota. Allora respirò più libero, e rispose con effusione ai saluti, alle strette di mano.
"Che paura ho avuta!" pensava intanto fra sè. "Matto, matto!... come mai avevo dimenticato i soldati, i carabinieri?!..."
I vetri tremarono un'altra volta al fragore degli evviva, che rintronavano più fortemente perchè non venivano dalla strada, ma dal cortile della casa.