—Va su dalla zia, te come te. Scrivete insieme a Verona e rispondete a Trieste. Ma, mi raccomando, senza allungar musi. Impara da me. Intanto io vado in Borsa, poi alla Banca Commerciale.

E se ne andò.

Che cosa doveva fare lì, in negozio? Per il momento aveva già gridato abbastanza. E poi gli avventori lo mortificavano in faccia ai commessi, alla sua gente.

—Mia moglie non può scendere oggi, è incomodata. Ci sono io, parlino con me.

—La signora Maddalena non c'è? Allora torneremo domani; e se ne andavano.

Per istrada, solo, senza fretta, pensava al più importante. Era inutile volere scacciare quel pensiero, bisognava aver coraggio, guardare la verità in faccia e risolvere qualche cosa. Era vero, come diceva sua moglie, o non era vero, come diceva il signor Mauro?

Si sbrigò in pochi minuti, distrattamente, delle cose da fare, alla Borsa come alla Banca, e prese la via più lunga per ritornare al fondaco Monghisoni.

—Fosse anche vero, che colpa ne ha quel povero ragazzo? Ma no, ma no!—E il signor Daniele sorrideva.—Chi le fa, queste cose, non le dice. D'altra parte, e tornava a rannuvolarsi—chi non, le fa, non le inventa.

Eppure sua moglie era capace di tutto: anche d'inventare una storia simile.

Essa aveva sempre detestato quel ragazzo; voleva disfarsene; dunque:—Non è tuo figlio; non gli devi voler bene; mandiamolo in malora!