…Dio, Dio! E se fosse vero? Se fosse vero? Sua moglie?… Quella donna che gli aveva appartenuto per vent'anni?… La madre dei suoi figli?… Il sangue, la carne dei suoi figli?….
Rimase stordito e una nube gli oscurò la vista. Allora, per la prima volta, gli si affacciò alla mente tutta la vergogna della sua disgrazia; ma fu un lampo. Sua moglie stessa, inconsapevolmente, si salvò, e salvò la pace del povero uomo, domandandogli, sempre a capo chino, colla voce rotta dalla commozione:
—Quando hai fissato che parta? Quando deve partire?
—Chi?
—Giacomino.
A questo nome, Daniele tornò a rasserenarsi. Era sempre l'idea fissa di sua moglie, il suo maligno proposito di dividerlo da quel ragazzo.
—Giacomino—rispose, con tono risoluto, questa volta—Giacomino partirà quando gli dirò io di partire. Per il momento non c'è fretta; sotto di me, è docile, è buono.
La signora Maddalena non rispose, non si ribellò; si voltò verso la scrivania e ricominciò a scrivere.
—Si rode perché non può spuntarla—pensò il signor Daniele, e approfittò del momento per imporre tutte le sue condizioni.
—Bisogna regolare gli affari in modo da avere un'ora fissa, sempre quella, per la colazione e per il pranzo. Bisogna dare una piccola mesata a Temistocle, a Gian Maria e alla Cammilla. Lavorano dodici ore al giorno: ne hanno diritto. La domenica e le feste non si apre bottega; riposo generale.