Non voleva più che sua nipote facesse la cuoca e la serva. Adesso aveva quasi vent'anni, non era cosa conveniente nè per la Cammilla, nè per il suo amor proprio, nè per il rispetto che doveva al nome e ai parenti.
Concludendo, lasciava a sua moglie la direzione suprema degli affari, ma voleva tenersi lui, in mano, come capo della famiglia, le redini della casa.
XI.
Giacomino aveva abbandonato il caffè Biffi, il teatro e stava sempre in casa; ma per due ragioni: la prima, che non aveva un soldo e non ne poteva trovare; la seconda… il buon Daniele non l'avrebbe mai indovinata!… Cominciava a piacergli la Cammilla, e il suo capriccio era stimolato da una gran curiosità: sapere se quel mucchio di capelli era tutto vero, o se c'era sotto del crespo.
E questa curiosità gli era nata la prima sera in cui egli aveva dovuto pranzare solo, in camera sua.
Da più di un'ora se ne stava buttato sul letto, al buio, mangiando bile, e roso dalla gelosia per Fanny, quando a un tratto sentì un fruscìo dietro l'uscio, poi picchiar leggermente, e una vocina bisbigliare:
—Si può?
—La nasona!—pensò fra sè Giacomino,—e si voltò contro il muro borbottando:—Avanti: cosa c'è?—Ma appena entrata la fanciulla, si voltò attratto da un profumo vivificante. La Cammilla teneva un lume e una bottiglia di vino da una mano, dall'altra un bel piatto di risotto caldo.
—Hop, lalà—fece il giovanotto alzandosi a sedere sul letto, e i suoi occhi, dopo aver fissato il risotto, si volsero alla ragazza, ringraziandola.
Cammilla arrossì di piacere. Finalmente, dopo tanto tempo, dopo tanto pensarci, era riuscita a fare cosa grata a suo cugino!…