—La zia Maddalena è scesa nello scrittoio ed io ho pensato di farti il risotto; la zuppa di rape era diventata lunga e salata. Ti ho fatto anche un piattino di rosticciana.

Giacomo tornò a sorridere guardandola; e restando sempre seduto sulla sponda del letto, l'aiutò, mentre disponeva sul comodino il bicchiere, il piatto e la bottiglia; la cameretta era un buco, non c'era altro che il letto, un cassettone, una seggiola, un catino; nessun posto per mettersi a mangiare.

—Grazie, Cammilla.

E proprio in quel punto, mentre la ragazza si chinava, posando sul tavolino la roba, egli osservò, per la prima volta, tutti quei capelli biondi, che cominciavano da ricciolini d'oro, sulla nuca rosata, e finivano in un grande ravvolgimento di trecce, di ciocche ondulate, massa pesante e ricadente sulle spalle.

Quando Cammilla scese per prendere l'altra roba, Giacomo cominciò a mangiare il suo risotto, pensando alla cugina.

—E il naso?… come mai?… Dacché è un po' ingrassata le si è raddrizzato, il mento e il nasone sono spariti.

Essa ritornò poco dopo colla rosticciana; e lui, sempre seduto sulla sponda del letto, le faceva cento domande, per tenerla lì, per non lasciarla andar via, per avere da ridere e da scherzare. E intanto la guardava, l'osservava, la scrutava, e la ragazza sotto quegli occhi si sentiva accendere il sangue, battere il cuore, mancare il respiro. Avrebbe voluto essa pure fissarlo a lungo per fargli capire che lo amava, ma non poteva resistere, abbassava gli occhi arrossando, impallidendo, tremante, vinta.

—Di profilo—pensava Giacomino—il naso torna a spuntare, ma di faccia è un naso regolare.

E come era divenuta grande e si era fatta donna, senza che lui se ne fosse accorto!

—Sono tuoi tutti questi capelli?