—Non ho paura nè di te, nè delle tue minacce, chiare o tenebrose—rispose Giacomino con piglio arrogante.—Non ho paura di nessuno, io!… ma visto e considerato che in casa mia sono trattato come… come non mi piace, così… se la tua proposta è che io me ne vada… me ne andrò.
Quel bel ragazzo non era mai stato tanto bello come in quel punto. Pareva l'immagine artistica di David in atto di sfidare il Gigante.
La signora Maddalena gli disse seccamente che gli avrebbe pagato tutti i debiti, a un patto: recarsi a Genova dal signor Rosasco, l'armatore, e imbarcarsi: salute, forza e coraggio ne aveva. Col tempo e la volontà di lavorare e di far bene poteva riuscire un buon capitano di mare.
Giacomo si sentì stringere il cuore: e il babbo così buono?… E mademoiselle Fanny?… la piccola cavallerizza?… quella del ritratto?… E i suoi fratelli, la sua casa? E Milano… la più bella città del mondo?… Più, più, mai più! Ma pure il piccolo eroe rimase diritto, impassibile, con una mano sul fianco, e rispose ancora con calma senza che i piccoli baffettini biondi, tirati in su, tradissero un sol tremito delle labbra:
—Sta bene; e sono molto contento di andarmene. Magari oggi per non aspettare domani.
La signora Maddalena lo guardò, poi volse gli occhi altrove. Meno del ragazzo, si sentiva sicura di sè; e la sua voce, proprio la sua voce, era alterata.
—Il signor Rosasco era un buon amico—andava dicendo, quasi per far animo a lui e a se stessa.—In fin dei conti anche quella poteva essere una bellissima carriera, forse la sua fortuna. Fosse stata un uomo lei! Subito in mare! A Milano non c'è più posto per nessuno! C'è troppa gente!
E concluse rabbonita, sorridendo per la prima volta, per la prima volta insinuante, dispostissima a sentire la confessione di una somma enorme:
—La cifra de' tuoi debiti? Dimmi tutto. Prima di partire pagherai.
—Venti o trenta lire, al giovine del sarto Martinenghi, che mi accomoda gli abiti.