—Va bene, va bene; il più grosso, sentiamo il più grosso.

—Ventidue lire alla calzoleria inglese, per un paio di scarpe gialle, di bulgaro.

—E poi? E poi?… Di' tutto. Hai la fortuna di avere una madre buona, generosa e che, a tempo debito, sa anche perdonare. E poi?

Giacomino pensò, ripensò. Doveva confessare anche quel centinaio di lire che gli aveva prestato il babbo e colle quali aveva comperato i fiori e un frustino di tartaruga col pomo dorato e anche quel porta-sigarette per regalare a mademoiselle Fanny? No; non lo doveva dire: non lo poteva dire. Non voleva che il babbo fosse sgridato per lui, povero babbo!

—E poi? Avanti.

—E poi—rispose forte e in fretta per finirla—un conto di cravatte, due o tre paia di guanti e dodici lire alla confetteria di Santa Margherita.

—E altro?

La signora Maddalena, per quanto avara, pareva desiderasse, in quel momento, che il figlio avesse un monte di debiti.

—Proprio nient'altro?—domandò con una strizzatina d'occhi significante.—E… la signorina del ritratto?

—Questo è affar mio. Quanto ai miei debiti, se ti paion pochi, non posso inventarne degli altri per farti piacere.