Nessuno, in casa Trebeschi, badava a quei due ragazzi, eccetto forse la signora Maddalena che osservava tutto, spiando dai vetri del suo casotto. Ma la signora Maddalena si era imposto di non più fiatare; altri aveva voluto toglierle di mano le redini della famiglia, essa aveva accettato, e siccome era una Monghisoni, voleva insegnar a tutti quanti come si doveva essere fedeli ai patti conclusi. E forse… chissà? forse in cuor suo immaginava, aspettava un aiuto dall'amore e dagli eventi.

Il signor Daniele non era, di sua natura, un grande osservatore. Vedeva Giacomino allegro… e non credeva ai propri occhi. Giacomino doveva dissimulare il suo gran cordoglio, tanto è vero che si era cambiato, stava sempre in casa tutto il giorno, tutta la sera. Era impossibile che il ragazzo avesse dimenticato… sicuro; era impossibile che avesse dimenticato la signorina Fanny. E il babbo sospirava lui, anche per il figliuolo.

Così i due cugini erano liberi ed erano sempre insieme.

Una sera, poco prima di pranzo, Giacomo chiamò la Cammilla in fondo all'ultimo stanzone. Aveva da regalarle una bella cravattina rossa.

—Ma voglio mettertela io.—E per vederci tirò la fanciulla sotto la lampadina, davanti alla Santa Casa di Loreto. Essa alzò il capo per lasciarlo fare.

—Ma sono proprio tuoi tutti questi capelli?

Il ragazzo, intanto, le aveva fatto il nodo sfiorandole colle dita il mento delicato.

—Qui no—riprese colla voce rauca.—Non si può vedere. Come si fa?

—Come si fa?—ripetè la fanciulla.

Il ragazzo dette un'occhiata dietro alle botti: tutto il fondaco era pieno di gente, ma lì, in quel momento, non c'era nessuno.