—E se io, per donarti la cravatta, volessi un bacio?

Cammilla impallidì, i suoi occhi diventarono timidi e lucenti, le corse un fremito per tutta la persona, e sporse le labbra.

—Va via, vien gente!—bisbigliò Giacomino; ma poi trattenne la ragazza per la vita, e le dette il bacio sui riccioli della nuca.

Quel bacio!… Essa aveva sentito piegarsi le ginocchia, si era sentita morire; ma poi, dal suo cuore, dal suo sangue, da tutto il suo essere, prorompevano baci anelanti di rispondere al primo che Giacomino le avesse dato.

Era sua, tutta sua. E già coll'anima si era data spontaneamente, liberamente, senza esitazione, senza un rimorso.

Perché rimorso? Per chi? Non era libera di sè? Padrona di sè? Il suo pane se l'era guadagnato lei fin da bambina; non doveva niente a nessuno; nè ai suoi parenti di Melegnano che l'avevano mandata via perchè non avevano da mantenerla, nè a questi di Milano, che l'avevano fatta lavorare, sfruttandola come una serva. Non doveva render conto di sè a nessuno al mondo. A tutto il resto, all'avvenire, non pensava.

Che cosa c'era fuori del suo amore?… di là del suo amore?…

Al poi, il suo amore non ci pensava nemmeno. Amava come respirava; quando non c'è più aria, non c'è più vita—si muore.

Invece il cugino Giacomo seguiva un ben diverso ordine di idee.

—Ci sta—pensava, atteggiando le labbra quasi infantili ad un sorriso scettico, anzi cinico.—Ci sta, subito, come quell'altra. Ma questa, forse, per farsi sposare. Sono così false le donne, così perfide e così viziose!