Pure, ripensandoci, i begli occhi neri, scintillanti della cavallerizza, quando lo fissavano, gli dicevano tutt'altra cosa che i grandi occhi cilestri, nuotanti fra le lacrime della Cammilla.
L'una rideva con trilli di gioia quando egli la stringeva, e quasi la soffocava fra le sue braccia; questa tremava, pareva fosse lì lì per svenire, solo che egli le toccasse una mano.
Era una stupida! Si sa: veniva da Melegnano! Pure, l'odore di quei capelli?… Che odore strano, acuto, quasi selvaggio!
Che male c'è a farsi mostrare i capelli? Se era lei, lei stessa che aveva la smania di farglieli vedere?
Che male c'era a scherzare?… I baci tra cugini sono di regola.
Ridere, scherzare, nient'altro. Egli era un galantuomo—saperlotte!
Un giorno, una domenica, il babbo e i fratelli erano fuori, la mamma, al solito, nello scrittoio, e Giacomo, che teneva d'occhio la Cammilla, la vide uscir dal fondaco, attraversare il cortile, salir le scale.—Certo andava in camera sua.—Mancava poco all'ora del pranzo; andava in camera sua per ripulirsi e ravviarsi i capelli.
Giacomo si sentì spuntare una certa tentazione che lo mise in orgasmo.
Se fosse salito, se fosse entrato a sorprenderla?
Che c'era di male?… Esitò, aggrottò le ciglia. Ma, come un baleno, gli passò nella fantasia la visione di Fanny in sottanino, colle spalle nude: fece le scale di corsa e volle aprir l'uscio della ragazza, ma, lo trovò chiuso.