—Cammilla—bisbigliò—Cammilla…
Subito l'uscio s'aprì.
Egli rimase su due piedi, impacciato, sorridendo.
Essa lo chiamò con un accenno del capo, e poi chiuse l'uscio pianino, trattenendo il respiro per non farsi sentir di fuori.
La cameretta in quella penombra del crepuscolo era rischiarata appena dal fanale della strada, che stava proprio di faccia alla finestra.
—Vuoi i miei capelli?…
L'altro, guardandola, tremava, respirava ansante.
—Prendili, sono tuoi.—E chinando il capo, si appoggiò tutta contro il suo petto.
Giacomo non si mosse; con le labbra, appena, le sfiorò i riccioli del collo.
—Prendili, sono tuoi.—E Cammilla, rapidamente, snodate le treccie, cacciò le due mani dietro la nuca, sollevò tutta la massa bionda dei capelli e la rovesciò sulla testa di Giacomo. Questi baciò la faccia, gli occhi, cercò la bocca che lo cercava, e impresse un bacio sulle labbra tumide, ardenti.