Ma tosto le sentì diventar fredde ed esangui, mentre tutta la persona gli sfuggiva dalle braccia, e, prima che potesse trattenerla, scivolava a terra tramortita.
—Cammilla! Cammilla!…—balbettò Giacomo fuori di sè. Nella fioca luce della cameretta vide il lettuccio bianco; cercò di rialzare, per adagiarvela, la fanciulla svenuta; ma era troppo forte il suo tremito, il suo turbamento; si guardò attorno smarrito… poi scese a precipizio giù per le scale, afferrò nell'andito il cappello, il paltò, e continuò a fuggire infilando la porta.
XII.
L'aria frizzante della strada lo rimise in calma; cascava un nevischio minuto, e lui si levò il cappello per sentir sulla fronte il contatto di quelle goccioline ghiacciate. Così rinfrancatosi, sorrise del suo spavento.
—Un leggero deliquio; forse Cammilla lo ha fatto apposta. No, no; questo no,—Sentì rimorso di un tale sospetto, e nel tempo stesso si vergognò e s'arrabbiò di ciò che aveva fatto e tentato.
—In casa nostra: la nipote di mio padre, mia sorella, quasi!
Era stato sul punto di commettere un delitto, un odioso delitto; e senza un perché, senza una scusa.
La Cammilla?… Egli l'aveva sempre vista, senza curarsene nè punto nè poco; non gli era mai piaciuta, non l'amava.
No; sentiva di non amarla; non l'amava. Era stato un turbamento, un capriccio. Sopito l'eccitamento dei sensi, la Cammilla era ritornata quella di prima, indifferente, anzi seccante per le sue premure e per quegli occhi sempre facili al pianto e sempre in adorazione. Non sentiva più l'odore, l'acuta fragranza dei capelli biondi: non sentiva più l'allegro e giovanile tic-tac degli stivaletti risonare nei cameroni del fondaco: tutto il fascino era dileguato; essa era tornata come una volta, la Cammilla di Melegnano col naso lungo e il mento storto, la Cammilla che cucinava e lavava i piatti colle mani gonfie, rosse, screpolate.
E la ripugnanza s'accrebbe in lui per il pericolo corso di sposarla.