—Sai perché non vado più in cavalleria, com'era stata la mia prima idea? Questo, ancora non l'ho detto a mio padre; lo saprà a suo tempo. Perché voglio andare in Africa a battermi.

Gli occhi grandi e celesti che fissavano Giacomo si empirono di lacrime; il seno della fanciulla batteva forte forte sotto il grembiule di percallina; ma essa rimaneva immobile e muta: voleva udir tutto.

—Capirai—ripigliò il giovinetto dopo un momento—io resterò lontano molti anni.

—Aspetterò—rispose semplicemente la Cammilla con una voce così grave e lenta, che pareva uscisse dal più profondo dell'anima.

—Potrei anche non tornar più. Io, peraltro, non posso, non devo ingannarti—riprese Giacomo abbassando lo sguardo, titubando, sentendo tutto il rossore della vigliaccheria che stava per commettere.—Io lo dico, perché devo dirtelo francamente, per il tuo avvenire, perché tu devi essere libera… affatto libera… capirai, interamente libera.

—Ho capito—rispose la fanciulla interrompendolo.—Ho capito tutto, ma non importa, aspetterò—sempre.

—E se io ti dicessi…—principiò l'altro con un fremito d'impazienza nella voce rauca; poi si fermò.

—Che cosa puoi dirmi, che non mi sia detto anch'io?… Ma non importa; per me è così, è sempre stato così, sarà sempre così.

Tre mesi dopo, il fondaco Monghisoni era sossopra. Doveva arrivare
Giacomo da Torino, per salutare la famiglia e ripartire per l'Africa.

La signora Maddalena aveva ripreso da due o tre giorni, e per questo fatto, a dar le sue grandi strapazzate.