—Che ci posso fare?—esclamò Giacomino con una gran boccata di fumo.
—Ho indovinato tutto, capisco tutto; ma dovresti avere un po' di cuore, anche per me.
—E che ci posso fare? Non c'è rimedio!
—Io non me ne intendo; ma se si potesse mettere un cambio, io sono disposto a spendere quanto occorre. Oggi, ti pare così, ma domani ti pentirai. No? Ti pentirai. Lontano dalla tua famiglia, lontano da tutti. Credi così di… di dimenticare?… Quando ti troverai laggiù… solo; sarà peggio.
Giacomo non capiva dove suo padre andasse a parare. Ma tre mesi di quartiere, se lo avevano cambiato molto, non lo avevano cambiato del tutto. La faccia stravolta, le lacrime del povero uomo, a poco a poco, ritrovavano la via del suo cuore, ed egli si stizziva per paura d'intenerirsi come una volta.
—Laggiù ci sarà da menar le mani. Farà caldo laggiù; e non ci sarà tempo da pensare al resto.
Il signor Daniele rabbrividì: se glielo ammazzavano il suo figliuolo? Lo abbracciò strettamente, lo accarezzò, e gli disse sottovoce, baciandolo sui capelli:
—Dovevi pensare anche a me, e non soltanto a lei.
—A lei?… A chi?
—Ho capito subito; ho capito tutto. Ti compatisco, ti compiango; ma non dovevi pensare soltanto a lei, dovevi pensare anche a me.—E continuava a stringerselo al cuore, ad accarezzargli e baciargli i capelli, a bagnargli il viso di lacrime.