Giacomino non volle assolutamente che lo accompagnassero alla stazione; lo seccava di dare spettacolo alla gente.
—Addio! Scriverò!… Buon dì, Teresa—e saltò in fretta nella vettura, gridando al cocchiere:
—Alla stazione centrale! Allez! vite!
La Cammilla non era stata presente a quella partenza. Nessuno, del resto, se n'era accorto, fuorchè Giacomino e la Maddalena. Lui, che temeva di quell'incontro, dapprima aveva avuto piacere di non vederla; ma poi ne era rimasto quasi seccato; e la zia dal canto suo non aveva avuto cuore di chiamar la ragazza per farla assistere a quella partenza.
La Cammilla era rimasta sola, accasciata, nell'ultimo standone del fondaco, immota, cogli occhi asciutti e spalancati nel buio.
Era rimasta così lungamente, insensibile al tempo, insensibile al dolore; non aveva nemmeno la forza di pensare a colui che era partito, senza salutarla, senza dirle una parola, lasciandola forse per sempre, con un moto di stizza e con una spallata.
Che cos'era successo? cos'era morto in lei?… Il suo cuore era stato spezzato, e anche la sua vita era stata spezzata… era finita.
No, la vita no. A poco a poco cominciava a riaversi, a sentirsi viva, ancora viva, per un primo fremito di collera e di ribellione.
—No, basta…—più!
Si alzò, si asciugò gli occhi colla palma della mano così forte da schiacciarsi quasi le pupille, e ritornò al suo posto come gli altri giorni, al suo banco, a scrivere, a far conti, a lavorare.