Il fondaco Monghisoni, dopo una breve sosta nel momento degli addii a Giacomino, aveva ripreso la solita vita affaccendata e rumorosa. Di nuovo c'era questo soltanto: Temistocle e Gian Maria, che s'eran messi a chiamarsi per ischerzo, l'uno Menelik e l'altro Mangascià. Era l'ultimo ricordo e quasi l'ultima traccia del giovane soldato, oramai partito e andato lontano, lontano…. in quei brutti paesi del malaugurio, come borbottava la signora Maddalena.
—Mangascià!… Menelik!…
La Cammilla volle ridere anch'essa, a quello scherzo—perché no?—Ormai basta;…—più! E sforzandosi volle chiamare anch'essa Temistocle, Menelik. Poi si volse, coll'animo disperato, laggiù, nel fondo buio, dove dondolava il lampadino acceso dinanzi alla Santa Casa di Loreto. Ed esclamò trucemente:
—Tutto falso! tutte bugie!
Guardò fissa, con aria di sfida, l'immagine benedetta, e, col sogghigno beffardo di… di quell'altro, ripetè:
—Tutto falso! Tutte bugie! Non c'è nulla di vero, nè di qua, nè di là.
Tuttavia c'era quaggiù qualche cosa di vero e di grande: il dolore del signor Daniele. Quando la Cammilla guardò quel povero babbo, quando tutti e due si guardarono negli occhi, quelli della fanciulla lampeggiarono; essa scappò via dal fondaco, fece le scale di corsa, e si rinchiuse nella sua camera, dove si buttò sul letto, prorompendo in singhiozzi disperati.
Lei sì, sempre, come prima!
Ricominciava a piangere e a sentire il dolore: ricominciava a vivere.
—Giacomo! Giacomo!…—Oh, egli era partito! Era lontano!… Non la udiva più!—Giacomo! Giacomo!…—e il cuore di Cammilla tornava ansioso a cercarlo, e il suo pensiero a seguire una nave fumante nel mare plumbeo, nel mare immenso… una nave che si allontanava sempre, e scompariva sull'orizzonte bigio e nella densità della notte.