—Si va a prendere una boccata d'aria? Saperlotte! Quattro passi e poi si torna!
Invece, quando il signor Daniele tornò a casa col figliuolo, la mezza era sonata da un'ora. Avevano fatto cinque o sei giri in Galleria, e Giacomo, ad ogni giro si era scostato dal babbo per spiare dai cristalli del caffè Biffi se vedeva il tavolino coi soliti amici: non c'era nessuno.
—Saperlotte!
—Andiamo a dormire: è molto meglio.
Il signor Daniele pareva avesse il presentimento d'una grande disgrazia. Ma il figliuolo entrò diritto nel caffè, e lui, par non lasciarlo solo, gli tenne dietro sospirando.
—Un punch frappè! Molto frappè!
Giacomino allungò le braccia, tirò fuori i polsini dalle maniche, accese una sigaretta e domandò lo Sport illustrato e il Figaro.
Il babbo lo contemplava estatico.
—Fumi troppo, ti farà male—gli disse poi con un tono di voce sommesso e carezzevole.
Giacomo, per tutta risposta, fece passare il fumo della sigaretta per il naso come i Turchi, poi lo inghiottì come gli Spagnuoli; poi, alzando il capo, vide fermarsi poco innanzi al suo tavolino una bella signora, mezzo vestita da uomo, accompagnata da un giovanotto con un soprabitino cortissimo e un berettino di panno bigio; la signora cercava un posto dove sedersi: ma il caffè era tutto pieno.