—Si accomodi, prego—esclamò il giovane Trebeschi alzandosi e inchinandosi con perfetta galanteria. Si alzò quasi subito anche il signor Daniele, ma per la confusione il cappello gli scivolò di mano e andò a cadere sotto il tavolino.
—Merci, monsieur.
Il giovanotto fece un gran saluto col berrettino stendendo il braccio all'inglese, e la signora,—Merci, messieurs—si accomodò fra Giacomo e Daniele.
Quest'ultimo, seduto a mezzo sulla sedia per tenersi il più possibile lontano dalla signora, cominciava a guardarla di sottecchi.
Essa aveva un soprabito come un uomo, ma era un gran bel… soprabito.
Dopo alcune domande, buttate là a caso da Giacomino, si avviò subito un'animatissima conversazione. Il signor Daniele stava attento, a bocca aperta, ma capiva poco perchè parlavano in francese e molto in fretta. Ad un tratto vide Giacomino alzarsi; si alzò subito anche lui, credendo di andar via; invece c'erano le presentazioni: il tic di Giacomino.
—Mon père—poi voltandosi—Mademoiselle Fanny Richard.
—Monsieur Richard, le frère de mademoiselle.—Ah, era suo fratello!…
Il signor Daniele s'inchinò, riafferrò a tempo il vecchio cilindro che gli scappava di mano un'altra volta, poi mentre Giacomo chiamava il cameriere e gli ordinava due altri punch frappès, disse sottovoce al figliuolo che avrebbe preso anche lui un'acqua d'arancio. E fu contento di quella risoluzione. Dinanzi alla sua acqua d'arancio, si sentiva tornare il coraggio, aveva qualche cosa per occupare il tempo e le mani, e, bevendo l'aranciata a sorsi, poteva sbirciare a suo bell'agio madamigella Fanny.
Sotto il soprabito essa aveva la giacchettina e il gilet bianco, la camicia, la cravatta, tutto come un uomo.