Poi rispose colla, bocca amara e colle labbra asciutte, sforzandosi di parer calma:

—Tu non hai due dita di comprendonio, ma io sì, ne ho per tutti quanti, e per ciò, io non voglio aspettare a correggere quando non si sarebbe più in tempo, quando ci avrà sciupato mezzo patrimonio.—Si avvicinò al signor Daniele e gli bisbigliò all'orecchio:—Quel ragazzo fa debiti, ha delle amanti, giuoca! Via, via presto!

—Come me! Come me!—gemeva in cuor suo il povero Daniele; e dopo un breve silenzio riprese più umile, per riuscire più persuasivo:—Scusami, Maddalena, ma… per il momento… per il momento ripensiamoci.

—È un anno che io ci penso e ripenso.

—Tu sì, ma io no… e vorrei anch'io assuefarmi a questa… idea.

«Finché c'è tempo c'è fiato» e il signor Daniele, debole e incerto, aspettava sempre molto dal tempo.

—Se non ci avete pensato—la signora Maddalena ricominciava col voi—è colpa vostra. Non è la prima volta che io vi metto a parte di questa mia idea, che vi propongo d'imbarcare…—cercò un epiteto per non voler dire il nome, poi borbottò:—Giacomino.

—Ma io credeva non fosse altro che una minaccia, per ischerzo!—rispose il signor Daniele.

—Scherzo? Io non scherzo mai! Quando avrei tempo di scherzare, con tutti i fastidi, i dispiaceri che mi date? Ad ogni modo, adesso lo sapete: non è uno scherzo: basta così.

Daniele si risentì. Aveva la pelle dura, ma soltanto per sè: qui trattavasi di suo figlio.