Il Piccolomini non lo aveva più trovato , nel camerino, e non lo aveva mai incontrato in casa di mademoiselle Richard, ma spesso gli capitava tra i piedi nei paraggi del Dal Verme, e gli dava sempre nell'occhio appunto per quella sua aria di ufficialetto in borghese… e per la fretta di sgattaiolare inosservato.

—Ohi! ohi!… Attenti!

Per scoprir terreno, cominciò a parlare: e a sparlare del signor Trebeschi—di quel giovane di bottega che si dava un atteggiamento marziale—cominciò a scherzare sul conto suo, a ridere alle sue spalle e notò che ci stava a scherzare e a ridere anche la Fanny, ma esageratamente, con un'esaltazione nervosa; e notò di più che monsieur Richard, parlando del Trebeschi, pareva che avesse un nodo in gola, benché si sforzasse di non darlo a divedere..

—Ohi! ohi! Cospetto di bacco!… Ma quando ci va? Dove si vedono?
Come si trovano?

Rimase molto perplesso; poi prese un partito. Regalando venti lire, in due volte, alla portinaia, seppe tutto ciò che gli premeva di sapere.

Povero Giacomino! Con tutto il suo giudizio, con tutta la sua prudenza, con tutta la sua furberia, era proprio andato a finire in bocca al lupo.

Visite a Fanny, in casa, non ne faceva, non praticava più in teatro, di giorno, all'ora della prova. E poi nemmeno la sera. Dacchè si erano accorti che il generale sospettava di qualche cosa, Giacomino non aveva più cenato coi Richard nè messo piede al Dal Verme.

In teatro correva la voce che il giovane Trebeschi si fosse già imbarcato a Genova sull'Arcobaleno.

Tutto spirava pace, perfino la fronte del Richard cominciava a spianarsi… quando una notte, molto tardi, mentre Giacomino, con tutte le possibili cautele, stava per aprire lo sportello della casa dove era alloggiata la cara Fanny, si sentì battere sulla spalla: si voltò di colpo, e—Saperlotte!—si trovò a faccia a faccia col generale.

Il giovanotto, pronto, si mise in posizione e rimase serio, mentre l'altro dava in una risataccia insolente.