Prendete—esclamò dopo un momento il generale.—Vi aspettavo per regalarvi un'altra chiave, la mia, nel caso che perdeste la vostra.

E così dicendo pose, una lunga chiave arrugginita nella mano che il povero malcapitato gli stendeva macchinalmente. Poi gonfiò le labbra, soffiò, soggiunse soltanto un:—Buona notte: a lei e a tutta la compagnia—e così se ne andò, traballando sulle gambette a roncolo.

Giacomino, rimasto lì, immobile e muto con quelle due chiavi in mano, seguì il generale collo sguardo finché lo potè scorgere: sospirò, ma non si mosse. Riflettè a lungo, sul da farsi, e si persuase che, nel caso suo, due chiavi erano troppe.

Allora invece di aprire e di salire, mise le due chiavi in tasca, tornò indietro, tornò a casa sua, si cacciò in letto, e spense subito il lume per addormentarsi più presto. Ma penò molto a prender sonno. Il caso era grave.

Al mattino avrebbe dovuto andare da Fanny a raccontarle la scena col generale: che bella improvvisata!

Furbo, per altro, quel Piccolomini! Ma che avrebbe risposto Fanny? E il Richard? Apriti, cielo!

Giacomo sapeva che fratello e sorella erano pieni di debiti: debiti col conduttore del teatro, debiti coi fornitori, debiti con tutti. E nel calduccio del letto, dietro la sfilata dei creditori del Circo Stanislao, vedeva anche venire quella de' suoi: il cameriere del caffè del teatro, col quale, in tante colazioni, in tanti cognac, in tante bottiglie di Marsala in ghiaccio bevute alle prove con tutta la Compagnia equestre, aveva un conto che non finiva mai. L'orefice, che, conoscendo la solvibilità e l'onorabilità della famiglia Trebeschi, gli aveva venduto sulla parola un anello di brillanti. E il sarto. A la Ville de Paris?… E il camiciaio alla Città di Vienna?…

—Che caldo! Auf! che caldo!…

Giacomo smaniava, si voltava, si rivoltava nel letto, ma ad ogni giravolta c'era un debito, un creditore nuovo, una nuova puntura. Finalmente gli venne un'idea; una bella idea. Se invece di indugiarsi ancora gli ultimi quattro o cinque giorni, fosse partito per Genova la mattina dopo?… Se invece di aspettare l'Arcobaleno, si fosse imbarcato subito? Il generale credeva di avergliela fatta, ma lui, ancora più furbo e più svelto, avrebbe preso il largo in alto mare!…

Giacomo rise a questa idea; e col rider si rimise in calma. Allora, dimenticate le due chiavi, si addormentò, e dormì profondamente fino alla mattina molto tardi, quando venne a svegliarlo suo padre, il signor Daniele in persona, tutto sossopra, ansante, piangente, ridente.