—Non parti più! Non vai via più! Sono stato io!… Lo dirai alla signorina Fanny!.. Lo dirai a monsieur Richard!… Sono stato io! Io e la Cammilla!

—Che cosa?—domandò l'altro, mettendosi a sedere sul letto, fregandosi gli occhi, ancora trasognato.—Che cosa c'è?

—È arrivata la lettera del signor Rosasco! Il colpo è andato benone!

—Che colpo? che colpo?—E Giacomo fissava in viso il babbo, e nel buio della sua testa intronata, col dubbio di non poter più partire, ricomparivano ad una ad una le immagini della Fanny e dei creditori, del Richard e del generale.—Che colpo?

—Il colera. Abbiamo inventato che a bordo c'è il colera! Non puoi più imbarcarti. Non parti più, resti a Milano. Sono stato io; io e la Cammilla. Ma non dir niente alla mamma. Guai! guai! guai!

E ad ogni «guai!» la faccia, del pover'uomo si rifaceva torva e spaurita; il naso storto pareva che gli tramasse dalla commozione.

Giacomo cominciava a capire, e si arrabbiava, gridando che voleva saper tutto, e cercando di sciogliersi dal signor Daniele, che non rifiniva dall'abbracciarlo e dall'accarezzarlo, mentre ripeteva:

—Non dir niente alla mamma; non dir niente alla mamma!… Io non potevo lasciarti andar via… Io non volevo lasciarli andar via!

VI.

—Pazienza il babbo—brontolava Giacomo alzandosi e vestendosi.—Lo ha fatto a fin di bene. Ma la Cammilla come c'entra?… Con quel naso?… e lo vuol ficcar dappertutto!