Mentre, chinato sulla catinella, si lavava rumorosamente, buttando l'acqua in mezzo alla camera e spruzzandone le pareti, sentì aprir l'uscio.
Si voltò colla faccia insaponata: era Gian Maria.
—Che vuoi?
L'altro, con un sorrisetto significativo, gli diede una letterina che avevano portato allora dal teatro Dal Verme.
Gian Maria e Temistocle, per incarico del fratello, stavano alle vedette, per badare in quei giorni che certe lettere o bigliettini non capitassero fra le unghie materne.
Giacomo, mentre si asciugava le mani, guardava fisso la lettera con occhio torvo:
—Dammela.
Erano due righe soltanto:
«Venez vite: prestissimo.
«Fanny».