Gian Maria, che possedeva pure e teneva nascosto in un cassettone della, sua camera un ritratto di mademoiselle Fanny a cavallo di Gladiator, contemplava a bocca aperta il fratello ed il bigliettino.
Giacomo se ne accorse, e se la pigliò con lui:
—Marche!
Gian Maria, abituato dal fratello alla militare, se la battè senza fiatare, e Giacomo tornò a leggere:
«Venez vite: prestissimo.
«Fanny».
—Saperlotte!…—esclamò, pensando che il generale, certo, senza perder tempo, doveva aver dato e preso un congedo definitivo.
Infatti quella mattina, alle sette, prima di recarsi in quartiere dove aveva una ispezione, il Piccolomini aveva già mandato il grosso incartamento dei conti da pagare alla signorina Richard, scrivendo sopra una seconda fascia:
«Pel signor Trebeschi.
«proprie mani.»