La signora Maddalena scrollava il capo:—No, no, no! Sono complicazioni che non mi vanno. Oggi scade la vostra cambiale e dovete pagarla. Quando poi mi porterete gli abiti finiti, in perfetto ordine, io allora vi pagherò il vostro conto. Vecchio mio!… Si cammina come un orologio; anzi, molto meglio, perché gli orologi vanno sempre male e io vado sempre bene.

Ciò detto, uscì dallo scrittoio e chiamò il marito che, per ordine gerarchico e di anzianità, doveva essere il primo a farsi prendere la misura.

—Daniele!…

Ma Daniele, in quel frastuono rimbombante, non udì, e non rispose subito.

—Dààniele! Sei sordo?—ripetè quasi urlando la signora Maddalena.—E sì, per diana, posso vantarmi di aver i polmoni di mio padre: Dààniele!

—Eccomi! eccomi!—e il signor Daniele sbucò di dietro a due facchini che facevano rotolare un barile sopra un lungo carretto a mano.

—Presto, la misura.

La signora Maddalena si era appoggiata col gomito a due pezze di panno color bigio «resistente» che aveva comperato apposta per vestire tutta la famiglia, e mentre il sarto prendeva le misure al signor Trebeschi, Maddalena dava le opportune istruzioni.

—Giacca, gilet e pantaloni; largo, comodo; e buone fodere, mi raccomando.

—Non dubiti, signora, Maddalena.