Falstaff! couche!

Giacomo restò in piedi, girando su e giù, a testa bassa.. Aspettava la stoccata, cioè che entrassero nell'argomento dei quattrini; se la sentiva arrivare; e infatti, appena monsieur Crispì e Falstaff si furono acquietati, fratello e sorella, la sorella di qua, lavandosi i denti, il fratello di là, mutandosi la camicia, rivolsero la loro collera non più sul generale, ma su quell'altro miserabile; imbroglione, ladro… dell'impresario.

Non potevano partire, avevano tutto sotto sequestro; avevano un contratto d'oro a Borgo San Donnino: per otto sere, mille lire per sera. E poi due mesi al gran teatro di Terni, assicurati.

E recando queste buone notizie, il fratello della Fanny si presentò sull'uscio dell'altra stanza, ancora in maniche di camicia, stringendosi attorno alla vita una larga cintura di pelle.

Monsieur Crispì, che rosicchiava la cornice della credenza, vedendo il Richard, col quale non andava, d'accordo, si fermò, lo fissò, gonfiò le penne, drizzò tutta la cresta, e ciao: una chiazza, bianca sul pavimento.

Giacomino tenne duro; la verità è quasi sempre la via più spiccia par levarsi d'imbroglio; e Giacomo disse la verità.

Neppur lui aveva un soldo, ed era pieno di debiti, e con questo di peggio, saperlotte! che non poteva svignarsela. Doveva restare a Milano un altro mese.

Fanny sorrise; il Richard strinse la mano a Giacomo, battendogli amichevolmente sulla spalla:

Avez-vous besoin d'argent? Forse anche mille franchi, ma cinquecento sicuramente; penso io.

Che cosa voleva, dire? Giacomino non capiva.