Il signor Daniele diventò rosso; e cento domande che avrebbe voluto fargli gli rimasero tutte nella strozza.
—Non voglio scherzi—gli disse poi, col tono severo della genitrice.—Vergognatevi.
Anche la Cammilla, girando con femminile strategia in quell'oscuro labirinto del fondaco, s'era fatta incontro al cugino, per averne una parola buona. Ma con lei—niente!—L'aspetto della Cammilla, così dimessa, e anche un po' trasandata per il gran da fare di quei giorni, faceva troppo vivo contrasto coll'immagine ardita, florida, elegante della cavallerizza, che gli appariva più seducente che mai, nell'atto di sorridere abbottonandosi gli stivaletti.
Giacomo, con una mossaccia sgarbata, voltò le spalle alla ragazza.
Doveva capirla!… Non la voleva tra i piedi! La Cammilla, mortificata, non fiatò: un nodo le serrò la gola… e inconsciamente, rivolse lo sguardo nel fondo buio, dove il lampadino acceso dondolava sempre dinanzi alla Santa Casa di Loreto. Ma non pianse, non pregò; e invece, dopo un istante, parve rasserenarsi, quasi che si trasfondesse nel suo animo la fermezza ostinata e la sicura fiducia del suo amore.
Intanto… quella cattiva se ne andava e Giacomino rimaneva.
VII.
—Non avete un soldo?—rispondeva Giacomino ai lamenti di Temistocle e di Gian Maria.—Cinquanta dire ve le presterò io, stasera.
Infatti, non dando all'orefice, come al cameriere, più di cento lire in acconto, poteva benissimo, senza incomodo, usare quella cortesia ai fratelli. Andò al teatro per prendere i denari dal Richard; ma, per quella sera, niente. Il Facchinetti non aveva ancora sborsata la somma. La darebbe domani; ma nè domani nè doman l'altro, non si vide nulla, come nei giorni innanzi. Giacomo, inquieto, cominciò ad alzar la voce; e allora il cavallerizzo, messo alle strette, confessò di essere stato imbrogliato, truffato dal Facchinetti. Non glielo aveva voluto dire, per non dargli un dispiacere.
—Crénon! Che razza d'usuraio! Non aveva dato altro che duemila lire, e ne aveva intascate cinquecento per quindici giorni d'interessi! Ma per l'amico Trebeschi, nessun danno: soltanto ventiquattr'ore di ritardo.