Appena arrivato colla compagnia a Borgo San Donnino, il Richard avrebbe mandato un vaglia telegrafico.

—Fermo in posta—raccomandò Giacomino, pensando alla mamma.

E infatti, dopo la partenza dell'amico, per due o tre giorni, il giovinotto non fece altro che andare e venire dal fondaco alla posta. Ma niente vaglia telegrafico… e nessuna lettera, nemmeno da Fanny, che gli aveva giurato e spergiurato di scrivergli subito.

—E il cameriere, e l'orefice, che strepitano, minacciano!

Telegrafò lui a Borgo San Donnino: «Urge cinquecento in giornata». Nessuna risposta.

Una mattina, finalmente, sei o sette giorni dopo che il Circo Stanislao era partito da Milano, venne fermato di colpo da un tale in bicicletta, che quasi lo schiacciava contro il muro.

—Lei, signor Trebeschi, non mi conosce?—E il velocipedista, saltando a terra, gli si piantò davanti, cacciandogli la bicicletta di traverso.

—No! Non la conosco e non è questo il modo di fare!…—esclamò il giovanotto arrogantemente.

—Io sono il Facchinetti, quello della cambiale di tremila lire.

—Duemilacinquecento,—rispose Giacomo, alzando la mano al cappello e smettendo subito il sussiego.