—Che bella cosa sarebbe stata, di potersi addormentare quietamente, senza colpo di revolver… e non svegliarsi più.
Così, sospirando, borbottando e camminando sempre più lentamente, a mano a mano che si avvicinava a casa arrivò in via Lentasio, e subito vide suoi padre sulla porta del fondaco.
—Il babbo?…. Lo aspettava?… Sapeva già qualche cosa? Meglio così.
Il signor Daniele, appena scorse il figliuolo, gli fece un cenno colla mano, come per gridargli:—Che cosa hai mai fatto?…—E poi, quando gli fu vicino:—Vieni su subito—gli disse. E salì pel primo frettolosamente la scala, sospirando, sbuffando, e crollando il capo, finchè l'ebbe condotto in camera sua.
Voleva innanzi tutto strapazzarlo.
—Vergognatevi! Vergogna!—Ma non trovando le parole, proruppe in un singulto:—Almeno… almeno correre da me, parlar con me, subito!… subito!…
—Sa tutto—pensava Giacomino, chinando il capo con aria avvilita e compunta.—Meglio così.
—Sai?—continuava il signor Daniele, sgranando gli occhi come uno spiritato—sono venuti a dirlo alla mamma. Che scena! Correva la gente!… Si fermava sulla porta! e tutto contro di me!… Addosso a me! Tutto sulle mie spalle! Io sono un Pantalone, un cretino della Val d'Aosta, un rimbambito; tu un malvivente da rinchiudere fra i correggendi. Perché non mi hai confessato tutto?… Devo condurti a Genova io stesso, subito, e imbarcarti. Non più col Rosasco, con un altro. Non si sa chi; ha telegrafato la mamma. Anche il Rosasco è un traditore; la Maddalena ha capito tutto; anche la gherminella del colera. È furente anche per questo. Siamo tutti bugiardi! Tutti impostori!
—Anche la mamma sa tutto—ripeteva Giacomino fra sè.—Meglio così—e per calmare e intenerire il babbo diede in un pianto dirotto.
—Si… Ci vuol altro che lacrime!—E il signor Daniele si esaltava a gridare e a pestare i piedi per vincere la commozione e il singhiozzo.