—Doman l'altro.—Sì… Sì… Sì… Dal Facchinetti… Dal Facchinetti… Subito, subito, subito dal Facchinetti!—esclamò cercando cogli occhi il suo cappello che aveva lì dinanzi, sul tavolino, e non lo vedeva.
—Andiamo.
—Andiamo.
E andarono in cerca del Facchinetti, girando e domandandone per mezza
Milano, ma il Facchinetti non si poteva trovare in nessun posto.
Giacomo aveva preso a braccetto e sorreggeva il padre che continuava a tremare e a balbettare sempre più, per paura di non trovare il Facchinetti, e di non fare in tempo.
—Tre… tremila lire… Dopo… dopodomani… Finalmente lo imbroccarono: sulla porta del Campari.
—Cercavano di me? Cosa vogliono?—domandò l'usuraio col solito modo brusco e affrettato.
—Mio padre—disse asciutto Giacomino, indicando il signor Daniele.
Allora il Facchinetti cambiò tono, diventò garbatissimo, si profuse in complimenti, in scappellate, fece entrare i due signori nel caffè, e li condusse a un tavolino in un angolo oscuro.
—Cameriere! vermouth!