—Ha un torto solo, per altro, fra tante ragioni—gli rispose Daniele a mezza voce, non potendo frenare un fremito di stizza.—Ha il torto di mettere gli… estranei nelle questioni nostre di famiglia. È difficile poter giudicare di tutte le circostanze cha capitano… nella vita.

—Lui, le cavallerizze del Dal Verme, le chiama circostanze della vita, lui!—strillò Maddalena, afferrando il vecchio sbalordito, per la pelliccia e sbattendolo violentemente.—Capisce, signor Mauro? Io, quando per eccesso di prudenza, e posso vantarmene, domando un consiglio al cugino di mio padre, metto in piazza i segreti della famiglia; lui, invece, lui, che si fa menare per il naso dalle cavallerizze di rango francese, che fa ridere alle sue spalle mezza Milano, e spende a spande, e firma cambiali, e fa debiti sporchi per le Fanny, lui è l'uomo, anzi il padre, il genitore saggio e circospetto!

Daniele cercò di giustificarsi, ma sbagliò strada; pareva quasi non volesse far altro che calmare la gelosia della moglie.

—Ah, non sei stato più di due o tre sere al Dal Verme? E soltanto per tener d'occhio quella. perla del tuo ragazzo?… Hai paura, magari, che io dia in convulsioni per te?… Gelosa?… Io?… della tua faccia? Ma so, so, so, che sei incapace, incapacissimo di tradimenti!—E qui una risata peggiore delle altre.—Tu ti sei lasciato menar per il naso, ti sei fatto mettere in mezzo da quella peste di Giacomo! Lui, lui, ti ha corrotto, ti ha istupidito; lui, la rovina della casa, la rovina tua, mia, di tutti quanti; se non ci fossi io, peraltro; io, che ho gli occhi aperti.

—Brava!—esclamò il signor Mauro, voltando le spalle a Daniele.

—Io, io—continuava Maddalena—che mi sono ammazzata a lavorare tutta la vita come mio padre, perché poi i miei denari, vadano a ingrassare le signore Fanny e i Facchinetti!

—Benissimo!

Daniele protestò, rivolgendosi al Piazza, obbligandolo a voltarsi.

Anche lui, in fin dei conti, anche lui, Daniele, sudava da venti, da trent'anni in quel fondaco, in quella cantina, in quella prigione, senza mai aver domandato niente, mai niente, nemmeno un tozzo di pane, più di quel tanto che gli buttavano sul piatto come un cane; erano venti, trenta anni che sgobbava anche lui, da mattina a sera, senza aver chiesto niente, mai niente, nemmeno un giorno di riposo, un minuto di pace. In fine c'era anche il suo sangue, il suo sudore in quei danari tanto vantati dalla moglie; li avevano guadagnati insieme! E quando, un giorno, non per divertirsi, ma per suo figlio, per amore di suo figlio, che aveva commesso uno sproposito, lui, padre, voleva spendere anche tremila lire per rimediare, per pagare, credeva di poterlo fare, di avere il diritto di farlo, e di non essere, per questo, nè un vizioso, nè un ladro, nè un'imbecille.

Il signor Mauro sogghignava: