—Per una cavallerizza?… Tremila lire?… Ha ragione, signora
Maddalena.
—Caro Piazza, lei non è padre—gli rispose Daniele ancor più risentito, colla voce alterata. E forse, chissà, nell'ira, par quell'intromissione indelicata, c'entrava pure un fremito di pudore offeso, il risentimento di un'intima e gelosa verecondia: era la signorina Fanny, nell'amazzone nera, attillata, tutta la signorina Fanny, coi labbruzzi che parevan foglie di rosa, col piccolo neo dietro l'orecchio, era il desiderio, la tentazione, l'ideale che veniva buttato villanamente in pascolo alla curiosità, allo scherno di quell'omaccione plebeo.—Lei non è padre—gridò—e non può, non deve, non ha il diritto di criticare quello che può fare un padre per suo figlio.
—Finiamola!—interruppe Maddalena.—È ora di finirla col padre, col figlio, collo spirito santo!
Non ne poteva più!
—Imparate da me a saper tacere, a saper comandare anche al proprio cuore e a farvi rispettare. E imparate da me ad educare, ed anche—me ne vanto perché posso vantarmene—ad amar con giudizio e con coscienza i propri figliuoli.
—Certo!—replicò ironicamente il signor Daniele.
Amava i suoi figli, lei, e li mandava in mare, lontano, incontro ad una vita piena di stenti, di pericoli, una vita di galera! Amava i suoi figli e li voleva interdire, voleva rovinarli, disonorarli per sempre, prima ancora che cominciassero a vivere!
—E. questo perché?—rispose, sforzandosi di tornare in calma, la signora Trebeschi—per impedire che uno solo possa essere la rovina degli altri.
—Brava!… Lee e poeu pù!
—Per questo voglio imbarcare quel manigoldo; e siccome l'ha nel sangue la peste dei debiti e delle cambiali, così non c'è scampo: interdirlo, per mettersi al sicuro.