—No; niente.
Maddalena guardò suo marito trasecolata.
Grazie alla presenza d'un altro, essendo in tre, il signor Daniele aveva meno paura della moglie; e poi erano su in casa; essa poteva strillare e strepitare, nessuno sentiva. Infine, quel signor Mauro, mortificandolo e punzecchiandolo, gli dava coraggio.
Suo, figlio imbarcato? No. Suo figlio interdetto? No. E continuava a insistere, a ribattere, a ripetersi, con quella testardaggine che era pure una forza, la sola forza che vincesse in lui la timidezza.
Tremila lire? Ebbene in quegli anni aveva guadagnato altro che tremila lire! Aveva lavorato per suo figlio, le aveva guadagnate per suo figlio, le aveva spese per suo figlio! Che cosa erano in fin dei conti tremila lire? Ne poteva spendere anche trentamila senza rovinarsi… E le avrebbe spese, e ne avrebbe spese anche centomila, avrebbe speso tutto il suo per la salvezza, per l'onore di suo figlio.
Maddalena, non avvezza ad essere contraddetta, e nemmeno sentirsi rispondere, dinanzi a quell'esaltazione e a quel profluvio di parole, rimaneva sempre più attonita e sconcertata.
—Sta bene—rispose a Daniele un po' più sottovoce.—Hai perdonato? Pagheremo e ritireremo la cambiale. Ma perdonare, impara da me, non vuol dire dimenticare; perdonare non vuol mica dire tenere… quel cattivo soggetto ancora in condizione di nuocere a noi e a' suoi fratelli. Ho ragione, signor Mauro?
—Sempre.
Daniele, stupito a sua volta della moderazione di Maddalena, se ne fidò troppo: essa abbassava la voce?… Credette far bene alzandola, lui.
—Correggere—esclamò con forza, rizzandosi come sua moglie, e battendo come sua moglie un piede in terra—correggere non vuol dire… esagerare.. Si può correggerlo… senza mandarlo a fare il mozzo, in capo al mondo.