—Che cosa vuoi farne di un ragazzo che non ha vent'anni e già s'ingolfa nei debiti fino al collo, per donne di teatro?

—Correggerlo, sissignore! ma interdirlo; punto primo, non si può. e anche se si potesse, non vorrei, piuttosto… mi cambio nome. Vergogna: c'è da vergognarsi!

—Ma… se è d'una razza… se l'ha nel sangue la peste dei debiti, delle donne, del giuoco, delle cambiali?…

—Tu, tu invece—non ho paura, parlo chiaro,—tu hai nel sangue del… del veleno contro Giacomino.

Daniele gridava più forte, per non perdere il coraggio, ma era diventato balbuziente, non trovava più le parole, era come fuori di sè, ubbriacato dalla sua stessa temerità, e non sapendo che altro dire, tornava da capo colle stesse cose.

—Adesso ne pagava tremila delle lire?… ne avrebbe anche pagate trecentomila!… Era stufo di piegar la schiena, di servire, di tremar sempre, di far la bestia, di non essere padrone di niente, nemmeno dei suoi figli, delle sue creature, del suo sangue!

—Ma se è appunto per salvare i tuoi figli—soggiunse Maddalena strascicando le parole e sorridendo con una dolcezza che graffiava—se è per salvarli che io voglio allontanare…—quello là!

Quello là deve essere amato e rispettato come gli altri, quello… quello là è mio figlio come gli altri; e lei, signor Mauro, la finisca, sissignore, anche lei, la finisca di voltarmi le spalle, di compatirmi, di… di… di sogghignare.

—Tu finiscila! Tu! Basta; basta! Basta di alzar la voce!

Maddalena, ormai fuori di sè, aveva, perduto affatto il lume degli occhi, e siccome Daniele, sebbene un po' scosso, con voce più rotta e più bassa, continuava sempre a rispondere, essa lo afferrò per la cravatta, per il colletto, e prese a scuoterlo violentemente.