—Vada da quelle matte, vada dalle sue contesse a farsi pagare i debiti!
L'altro, il Fioccola, rimase maravigliato. Era un buon affare, un affare sicuro.
—Sicuro? È uno spiantato. E io che non sono una di quelle che si divertono a far all'amore, non voglio rimetterci del mio con questa sorta di gente.
Il Fioccola cercò di persuaderla. Il signor conte di San Marsilio aveva casa di gran lusso, scuderia con dei cavalli; e il Fioccola del resto aveva scritto a Torino. Si poteva dormire fra due guanciali, e ad ogni modo egli stava garante.
Maddalena lo guardò: il Fioccola aveva denari; non c'era rischio. Ma non ne volle sapere; con quella gente lì, non voleva sporcarsi. E tornò a strillare.
—Che; cattivaccia!—esclamò il Fioccola sorridendo a questa sfuriata.—Così bella, bianca, rossa e fresca come una rosa, e sempre cattiva, cattivaccia!—E se ne andò: ma tornò il dì dopo. Gli premeva quella cambiale del signor conte: prendeva i denari dalla Trebeschi Monghisoni al dieci per cento all'anno; ma poi lui si beccava, per provvigione, il dieci per cento al mese.
Tornò dunque alla carica.
—E così? Siamo sempre in collera col povero Fioccola? Sempre tanto bella e tanto cattiva?
Maddalena lo guardò fisso, aggrottando le ciglia; ad un tratto le saltò un grillo in capo e mutò parere. Conosceva il Fioccola da molti anni: se metteva tanta insistenza in quella faccenda, voleva dire che al signor tenente sarebbe costata salata. E perché no? Lei non si insudiciava le mani perché i suoi denari li dava al solito saggio ragionevole: non correva nessun pericolo, perché il Fioccola, in ultima analisi, avrebbe dovuto risponder lui, e quel signor tenente, quel conte senza contanti avrebbe almeno pagata cara, una volta tanto, la bella vita che menava a Milano.
Si fece pregare ancora un poco, poi scontò la cambiale,