—Il tenente? il conte di San Marsilio?… È il mio!—pensò la giovane scontista. E più tardi, quando lesse, la notizia di quel gravissimo duello anche nella cronaca del Secolo, dove per altro non c'erano i nomi, ma soltanto le iniziali: il duca D., il tenente A. S. M. essa tirò fuori la cambiale per-vedere se proprio quelle iniziali corrispondevano alle sue.
—Sicuro: Adelino di San Marsilio. A. S. M.—Adelino?… Che razza d'un nome!—mormorò la signora Trebeschi.—E che razza di cane! Ruba una moglie e rompe la testa al marito!—Ma in appresso ci ripensò, e osservando il signor Daniele forse per la prima volta, le balenò in mente:
—Se toccasse a quello lì, un fatto simile!—e le scappò da ridere.
Poi non ci pensò più: il cacio parmigiano da un giorno all'altro aveva fatto un ribasso favoloso, e i magazzini del Monghisoni ne erano pieni. Aveva altro in testa.
Tornò a ricordarsi del San Marsilio dopo un paio di settimane, quando venne il Fioccola a proporle la rinnovazione a un mese della cambiale del tenente, di quel conte piemontese.
—No.
—Come no? Almeno per quindici giorni. Sta facendo un mutuo ipotecario sopra una sua casa di Torino per cinquantamila lire: ho visto io le carte.
—No; regola generale: alla scadenza si paga.
—Tutti i giorni, pare impossibile, diventa sempre più bella e sempre più cattiva!—esclamò il Fioccola, dandosi un pugno sul capo con comica disperazione. Poi le fece l'occhiolino:—Al caso ci sarebbe un pourboire…
La signora Maddalena montò su tutte le furie e scacciò il Fioccola come un can frustato.