—Imparate da me; che io non faccio l'usuraia!
Il Fioccola andò a passeggiare, e a far la posta attorno al Cova, aspettando che il tenente uscisse, finito il pranzo.
Non c'era tempo da perdere!
Ma il San Martino lo fece aspettare un pezzo: poi, finalmente, uscì dal portone di via Manzoni, ridendo, parlando forte, strascicando la sciabola, in mezzo ad una brigata di amici. Appena visto il Fioccola che lo aspettava, l'ufficiale si staccò dai compagni, e infilò via Andegari.
L'altro allungò il passo, e lo raggiunse in due minuti.
—Fiasco.
—Sapristi!—esclamò il tenente dei lancieri, diventando pallido. E anche lui strapazzò come un cane il povero Fioccola.
Ma il compare c'era avvezzo, e invece di offendersi gli diede un consiglio da vero amico.
—Sa che cosa dovrebbe fare, signor tenente? Lei…—e fece l'occhiolino al signor tenente come aveva fatto alla signora Maddalena—lei sa come si fa… per convincere le belle donne. Si provi lei. L'onore di una visita del signor conte, poi la sua parlantina; ci scommetto la testa: le rinnova la cambiale vecchia, e gliene sconta una nuova.
—Dove sta?