Ma il giovinotto la teneva sempre stretta per la mano; dovette sedersi anche lei.

—È tardi, adesso torna mio marito; ho detto di no, è no.

E l'altro daccapo, con quella voce tenera, morbida, insinuante a pregarla, a supplicarla; ma pregarla di che cosa? Supplicarla per che cosa? Ancora per la cambiale? Per la rinnovazione?

—No.

Perché la guardava in quel modo?… perché le baciava la mano?

—Dunque… signor conte, siamo intesi. Adesso vada via, torni domani, da mio marito; cercherò anch'io di persuaderlo; vedremo se si potrà combinare…

Il bell'ufficiale continuava, continuava a parlare; colla voce calda, strascicando l'erre, continuava, sempre più vicino, stringendole la mano sempre più forte, passandole infine un braccio dietro la vita.

—Ma che crede lei?… con chi crede d'essere lei?… Adesso siamo intesi, vada via…—E restava lì, ad ascoltarlo, doveva ascoltarlo; un po' perché, con quella gente lì, così diversa dagli altri, non sapeva come trattare, nè come fare a cacciarlo via, un po' per la curiosità, sempre per la curiosità.

Ma che cosa diceva? Che cosa voleva?… Lei, o la cambiale?… Certe parole non le capiva nemmeno. Ma era quello il suo modo di fare? E così quelle matte si riscaldavano, s'innamoravano? chissà quante di esse avrebbero pagato un occhio, per tenerselo lì, come lei, ai suoi piedi… Ma lei no; sempre no! Mascherina, ti conosco!

—Oh Dio! Adesso cosa fa?… Ma signor conte…—e lo fissò corrugando le ciglia.