—No.
—E… a quell'altro lassù hanno portato da mangiare?
—Non so.
Daniele scrollò il capo malinconicamente.
—Alla zia—pensò—non avresti risposto in questo modo. Ma domani, cominciando da domani, dovrò farmi sentire anche con te.
Passeggiò su e giù per la stanza, si sentì stanco, si sentì solo, si seccò e andò a dormire, pensando forse, in cuor suo, che la libertà è una gran cosa, ma un po' come le belle donne: bisogna farcisi da giovani.
La mattina dopo, quando il signor Trebeschi scese nel fondaco, non c'era ancora nessuno; cominciò a brontolare, a gridare da solo, e continuò a strillare sempre più forte a mano a mano che capitavano i commessi, i facchini, tutta la sua gente; ma per quanto li strapazzasse e pestasse i piedi, gli altri facevamo il loro comodo alzando le spalle e borbottando rispostacce. Nei lunghi cameroni, l'andirivieni affaccendato, il lavoro, il frastuono di tutti gli altri giorni stentava a ricominciare: la lampada, dinanzi alla Santa Casa di Loreto, che la signora Maddalena accendeva ogni mattina, era spenta, immobile.
—Vi caccio fuori tutti quanti, nel momento, su due piedi!
—Buhm!—fece un commesso nascosto dietro le botti.
Il signor Trebeschi finse di non aver udito.