—E Gian Maria?… e Temistocle?… Ancora a letto? vergogna! Dovreste tutti imparare da me: sempre il primo la mattina; e la sera, sempre l'ultimo.

Non aveva ancora finito di sfogarsi, quando i due figliuoli, invece di scendere dalla scala entrarono dalla porta di strada, tutti e due pallidi, smunti e cogli occhi pesti.

—Voi?… A quest'ora?…

Temistocle affrontò il padre, per il primo:

—Si lavora tutto il giorno e la sera abbiamo diritto di divertirci. È carnovale. Giacomino stava fuori tutte le sere.

Piantarono lì il signor Daniele a bocca aperta; e andarono a levarsi il soprabito dietro il banco.

Daniele, un po' scosso, stava per ricominciare la ramanzina, quando un—Buon giorno mon père—che sentì dietro le spalle, gli fece tremare le gambe.

Era lui: il momento terribile era giunto.

Si voltò coll'impressione, chissà, di trovare un'altra faccia a quel ragazzo. Invece niente di mutato; egli provò quasi un senso di sollievo trovando Giacomino, tal e quale come il giorno innanzi, grazioso, allegro, sorridente, buono.

Il figliuolo, al contrario, fu colpito dal viso stravolto, dalle labbra tremanti del babbo.