Dal di fuori, in fondo all'anticamera, si sentivano colpi che rimbombavano sull'uscio chiuso, e una voce che gridava:

—Domando del signor duca di Casalbara! Voglio vedere il signor duca di
Casalbara!

Il Casalbara prese in fretta il cappellino e i guanti di Nora e si avvicinò all'uscio della camera da letto, dicendo piano alla ragazza:

—Prenda il cappellino, i guanti. Vada a nascondersi nell'alcova. Dietro c'è un piccolo gabinetto di toelette, vi si chiuda dentro. Poi, voltandosi al servitore gli accennò di far entrare quell'altro.

Mentre il servitore andava ad aprire, il duca si aggiustò i riccioli sulla fronte, i baffi, la cravatta, tranquillamente.

Il direttore entrò, piombò nel salotto, gli occhi fuori della testa, il cappello in una mano, il bastone col pomo d'argento nell'altra, il pancione ansante e tuonò:

—Sono Matteo Cantasirena!

Rispose calmo il Casalbara:

—Mi dica in che cosa posso servirla. Non ho mai avuto il bene di conoscerla.

—Suo fratello Eriprando, il martire di Josephstadt, quello avrebbe riconosciuto Matteo Cantasirena!