Il Casalbara sentiva che tutto quello sdegno, quella collera non erano sinceri. Perchè veniva lì a fargli quella scenata?… Per quale interesse? Per che scopo? Quanto voleva? In ogni modo Nora era libera di sè, padrona di sè: nè lui, nè lei, non avevano da render conto a nessuno delle loro azioni.
Per tutto ciò, quando Cantasirena tuonò per la seconda volta:
Andarmene?… Io?…—il Casalbara gli rispose con maggior alterezza:
—Sissignore; e sul momento.
—….Prima vendicherò il mio sangue! L'ammazzerò!—E Matteo levò in alto i pugni formidabili e pareva volesse scagliarsi sul Casalbara fermo, sdegnoso, quando a un tratto, improvvisamente, con un grido, Nora si precipitò nel salotto: e si buttò fra le braccia dello zio Matteo supplicandolo, piangendo, accusando sè stessa, difendendo il Casalbara.
—Signorina….—balbettò il duca maravigliato, sorpreso.
Ormai Cantasirena non smaniava più. La vista di Nora lo aveva come annichilito, fulminato. Col fazzoletto bianco si asciugò le lacrime, il sudor della fronte, la vergogna, l'onta.
—Disgraziata!—balbettò, e non potè dir altro.
Anche il Casalbara era rimasto colpito stranamente. Non sapeva più cosa dire, cosa pensare; era rimasto confuso, colla testa bassa. Matteo Cantasirena che minacciava lo faceva ridere; Cantasirena che piangeva lo rendeva perplesso.
—Signorina….—balbettò,—io….
—Ma disgraziata!—esclamò ancora Cantasirena fra le lacrime,—se hai dimenticato l'onore di questo povero vecchio…. come hai potuto dimenticare Pietro Laner? Quell'uomo ti ammazzerà.